"Quatrani" di Danilo Garcia di Meo
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Quatrani - Storie di una generazione in bilico
Fotografie di Danilo Garcia di Meo
Quatrani in dialetto aquilano significa ragazzi.
A diciassette anni dal sisma che colpì L’Aquila, generando sfollati, feriti e morti, i bambini di allora sono diventati giovani adulti. Sono cresciuti in quella che è stata definita una “città proibita”: una generazione urbana ma atipica, cresciuta senza le strutture della città, priva di punti di riferimento e dei luoghi aggregativi che ogni città offre ai suoi figli.
Questi ragazzi hanno trovato comunque un proprio spazio. La loro relazione è diventata un luogo d’aggregazione: il rapporto che li unisce ha nutrito un’amicizia solida e profonda, alimentata dalle esperienze condivise, dal senso di mancanza e da una forte resilienza affettiva e sociale.
Quatrani nasce per raccontare questa generazione e continua a seguirla nel tempo. Non racconta la ricostruzione dell’Aquila attraverso i cantieri o gli edifici, ma attraverso le persone: i legami, la memoria, la scoperta della città e il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
È un progetto iniziato nell’inverno tra il 2018 e il 2019 e costruito negli anni insieme ai suoi protagonisti. In questo tempo sono cambiati loro ed è cambiata anche la città. I ragazzi sono diventati giovani adulti, mentre intorno a loro sono nate nuove attività, associazioni, collettivi e spazi che hanno progressivamente restituito alla città occasioni di incontro e partecipazione.
Alcuni di loro sono oggi parte attiva di questo cambiamento, collaborando con realtà che contribuiscono a costruire quella vita sociale e culturale di cui loro stessi hanno sentito la mancanza durante l’adolescenza: una generazione cresciuta cercando i propri luoghi che oggi partecipa alla costruzione di nuove possibilità per chi viene dopo.
E così anche Quatrani è cresciuto insieme a loro. Da soggetti del racconto, i ragazzi ne sono diventati progressivamente parte attiva, contribuendo con esperienze, parole e visioni.
Oggi il progetto racconta non soltanto ciò che è mancato, ma anche ciò che nel frattempo è stato costruito. Il libro nasce dalla volontà di raccogliere e restituire questo percorso, conservando la memoria di ciò che è stato e raccontando, allo stesso tempo, ciò che questa generazione e la sua città stanno diventando.
La voce dei ragazzi protagonisti di questa storia racconta questo vissuto:
“Dopo che il terremoto ti toglie i luoghi, i luoghi ce li creiamo noi. Non c’era niente ma io avevo tutto quello che mi serviva: il mio gruppo, i miei amici che mi volevano bene.”
“Il terremoto è stato una sorta di anno zero. Le persone non dicono più ‘nel 2006’, dicono prima del terremoto o dopo il terremoto.”
“È il darsi forza insieme, quello, quello è il punto.”
“Non sento il legame di sangue, reputo fratello chi ha vissuto con me le stesse esperienze. Fratello è una persona che ti è stata vicino.”
“Ho capito che è importante parlarne. A scuola, i professori con i quali parlavo sono stati punti di riferimento fondamentali.”
“Dicono che L’Aquila era bella, ma come faccio io a immaginarmela?”
“La città l’abbiamo scoperta scavalcando transenne, per scoprire quel che non ricordavi o non sapevi.”
Crescendo, quel legame non si è esaurito. Il gruppo dei pari, consolidatosi in una città frammentata e priva di molti dei suoi luoghi di incontro, è diventato negli anni uno spazio di appartenenza, protezione e crescita. La relazione ha in parte riempito i vuoti lasciati dalla città, trasformandosi in un punto di riferimento attraverso cui affrontare le difficoltà e costruire la propria identità.
“Abbiamo mantenuto ora come sempre il senso del gruppo, ce ne siamo presi cura.”
S M L XL
Formato chiuso: 22x28cm; Copertina: stampa 1/0 (nero) su Materica Kraft da 360gr; Interni: 144 pagine su Gardamatt da 150gr, stampa 4/4; Confezione: brossura filo refe
